Gianluca Gotto: scrittore

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Bisogna essere viaggiatori. Sì, ma alla maniera di Pascal come buoni scommettitori.

L’unico biglietto di sola andata che valga la pena possedere è di un viaggio che ha inizio da una stazione diroccata ben al di là di regole normalmente accettate. E su binari che non hanno il timore di scorrere sull’unica certezza su cui dovremmo puntare ad occhi chiusi: noi stessi.

Ma di questo non potevamo che parlarne con Gianluca Gotto, che ci ricorda in ogni sua parola come quando parliamo di libertà ciò di cui abbiamo bisogno è consapevolezza.

Di ciò che ti avvolge intorno, di ciò che sai osservare, di quello in cui credi o che desideri, ma soprattutto di sapere sempre che “chiunque tu sia, sappi che sei in grado di fare molto più di quello che ti hanno sempre detto”.
Gianluca Gotto: scrittore e nomade digitale
In Costa Rica

1. Gianluca, in due parole: chi sei? Dove ti trovi attualmente e in cosa consiste la tua attività?

Sono una persona che, pur non essendo speciale, è riuscita a costruirsi una vita speciale. Non sono nato con particolari talenti, non provengo da un ambiente esclusivo e privilegiato, non ho mai avuto una strada battuta davanti a me. Eppure vivo viaggiando per il mondo da anni, mi mantengo con la mia passione più grande e sono molto felice di iniziare la giornata, ogni mattina. 

In questo momento mi trovo a Santa Teresa, un villaggio per surfisti e amanti dei tramonti sulla costa pacifica della Costa Rica. Qui è tardo pomeriggio e sono davanti al mio fidato pc a fare quello che amo: scrivere.

2. Cosa ti ha spinto a diventare nomade digitale e qual è il percorso che ti ha portato fin qui?

Avevo un dubbio, fin da ragazzo: e se ciò che è considerato giusto per tutti, non fosse giusto per nessuno? Mi sembrava assurdo che ci fosse questa convinzione radicata per cui possa esistere un percorso adatto a chiunque. Ognuno di noi non è forse una storia a sé? Un insieme di pensieri, emozioni, ambizioni, inclinazioni e sogni diverso da quello di chiunque altro? Queste domande mi hanno portato a diventare un nomade digitale: era la mia fuga da un conformismo freddo e limitante, è stata la mia grande possibilità di vivere secondo le mie regole.

Ho iniziato a scrivere articoli per siti web nel 2014. Dopo un anno a lavorare senza retribuzione, ho colto una buona opportunità: collaborare completamente in remoto con il più grande portale italiano di informazione sul poker e sul gaming in generale. Nel giro di qualche mese ero a pieno regime in redazione. Feci due calcoli e anche se i conti non tornavano alla precisione, decisi di partire per Bangkok. Da allora ho passato molto tempo a vivere e girare per il sud-est asiatico. Durante questo girovagare ho lanciato insieme alla mia compagna Claudia (anche lei nomade digitale, ma si è sempre occupata di social network) il blog “Mangia Vivi Viaggia”, il cui ottimo riscontro mi ha portato ad autopubblicare il mio primo libro, “Le coordinate della felicità”. È stato uno dei più venduti in autopubblicazione e da maggio di quest’anno è edito da Mondadori. Nel 2019 ho pubblicato il mio primo romanzo, “Come una notte a Bali”, sempre con Mondadori. Prima gli articoli, oggi i libri, ma la costante è che continuo a scrivere mentre giro per il mondo.

Gianluca Gotto: scrittore e nomade digitale
A Valencia

3. Qual è stato l’ostacolo maggiore che hai dovuto affrontare e come lo hai superato?

Scontrarmi con la mentalità più comune per cui qualsiasi percorso di vita diverso dalla tradizione debba essere per forza un sogno irrealizzabile oppure una prospettiva losca, di cui sospettare. L’ho superato attraverso la consapevolezza che nessuna persona nella storia dell’umanità ha mai ottenuto un cambiamento senza rischiare. Chi ha messo in atto grandi rivoluzioni personali lo ha sempre fatto andando controcorrente. 

4. Elenca tre pro e tre contro dell’essere nomade digitale. 

PRO

Il pro più grande, per me, è avere la possibilità di trasferirmi a vivere in tante parti diverse del mondo. Voglio dire, io la sognavo una vita così, in cui sto sei mesi a Bali, tre mesi tra Portogallo e Canarie, un mese in Messico, tre mesi a girovagare per l’Europa in camper.

Gli altri due pro sono correlati. Il primo è la possibilità di lavorare senza i vincoli tipici di un impiego tradizionale. E quindi, la possibilità di avere molto più tempo libero.

CONTRO

L’unico contro, se così vogliamo chiamarlo, è che questa vita richiede grande disciplina. Non lo considero un contro vero e proprio, perché essere disciplinati è una virtù molto importante nella vita.

5. Cosa significa per te essere nomade digitale? Qual è il tuo stile di vita, la filosofia esistenziale che ti accompagna nel tuo nomadismo?

La parola “libertà” viene sempre fuori quando si parla di nomadismo digitale, ed è giustissimo. Però noto che c’è un po’ di confusione in merito: molti sono affascinati da questo stile di vita perché convinti che essere liberi significhi vivere senza regole. Nulla di più illusorio: la vera libertà consiste nel vivere secondo le proprie regole. Delle regole ci saranno sempre, ma c’è una differenza abissale tra il poterle scrivere di proprio pugno oppure subirle.

Gianluca Gotto: scrittore e nomade digitale
Nel suo camper e ufficio mobile

6. Pensi che l’essere nomade digitale possa avere un’influenza sulla nostra società?

Non penso. La libertà non è per tutti, è solo per chi ci vede quasi una ragione di vita. Non succederà mai che la maggior parte della popolazione occidentale diventi nomade digitale. Per molti è importante la stabilità, i comfort, le sicurezze… e va benissimo così.

7. Restando sul tema dell’impatto, una cosa è certa: il tuo libro, o meglio i tuoi libri, hanno raggiunto un notevole successo e la tua storia sa esercitare sempre un forte impatto su chi la legge. Ispira, incuriosisce e stimola le persone a porsi le domande sulla propria vita e magari cambiare quello che prima accettavano passivamente. “Voglio diventare nomade digitale perché ho letto il libro di Gotto” è una frase che abbiamo sentito. Questa cosa come ti fa sentire?

Mi responsabilizza, sicuramente. Mi capita, a volte, di leggere certi messaggi e di rivestire il ruolo del “pompiere”, ovvero quello che spegne entusiasmi costruiti su basi troppo fragili. Ma credo anche di essere stato molto onesto nel mio libro “Le coordinate della felicità”. Ho spiegato nei dettagli quanto fosse dura, all’inizio, inseguire questo sogno. Quanto sia dura, sempre e per chiunque, provare a fare qualcosa di diverso dalla massa. Capisco che per molti l’idea di fare questa vita sia strabiliante, e in fondo è normale che sia così. Diciamoci la verità: specialmente tra i giovani, chi non sogna una vita più libera? Chi non sogna un’alternativa al classico obiettivo all’italiana di avere il posto fisso, comprare la casa con il mutuo e vivere per quarant’anni nello stesso posto? Senza quella fiamma che ti arde dentro, non vai da nessuna parte. È il motore di ogni sogno. Però ci vuole anche tanta razionalità. Sono convinto che la maggior parte di coloro che hanno letto il mio libro ne sia pienamente consapevole.

8. E, secondo la tua esperienza di viaggiatore del mondo e dell’animo umano, in che misura credi influirà la pandemia che stiamo vivendo sul modo in cui le persone vivono la loro vita? Credi che qualche meccanismo cambierà, soprattutto nell’equilibrio vita-lavoro tradizionale?

Sinceramente credo che non appena la pandemia sarà finita, quasi tutti torneranno alla loro precedente vita. Se ci allontaniamo un po’ dalla nostra piccola realtà e assumiamo una visione più ampia, ci rendiamo conto che l’umanità, solo nel Novecento, ha superato guerre mondiali, olocausti, pandemie, attentati, rivoluzioni sconvolgenti. 

E l’uomo, bene o male, è sempre rimasto lo stesso, con gli stessi problemi che ci portiamo avanti da millenni. Con le stesse debolezze e gli stessi desideri.

Supereremo anche questo, ma credo che coloro che hanno deciso di cambiare vita lo avrebbero fatto in ogni caso, anche senza il covid. Sulla questione del lavoro in remoto, credo che in Italia non ci saranno grandi rivoluzioni. È un paese allergico al nuovo, ai cambiamenti, all’innovazione.

Gianluca Gotto: scrittore e nomade digitale
A Bali

9. Qual è il consiglio più prezioso che daresti a chi vuole intraprendere la tua strada o professione?

Quello che ho detto prima: siate determinati e siate attenti. Sulla determinazione c’è poco da dire, credo che il discorso sia chiaro. Sull’attenzione, invece, vorrei spendere due parole: in un’epoca in cui tutti sono perennemente distratti, chi riuscirà a sviluppare la cosiddetta ”stillness”, ovvero la fermezza mentale, l’attenzione, la concentrazione, si prenderà un grande vantaggio su tutti gli altri. E allora, guardatevi intorno, studiate le situazioni, analizzate il mercato del lavoro online, domandatevi cosa serve e a chi. Vivete oltre alla routine, allo schermo dello smartphone, osservate le persone, i loro comportamenti, i loro bisogni.

Diventare un nomade digitale è un po’ come risolvere un rebus: ci vuole molta attenzione e concentrazione.

10. Parliamo di comfort zone. Se potessi insultarla, maltrattarla o sbeffeggiarla (anche simpaticamente) usando 3 parole per descriverla, quali sarebbero?

Rispondo con una frase del grande Tim Ferriss: “Il contrario di felicità è noia”. Lui è americano, non conosce l’importanza dell’otium latino. Tuttavia, quello che dice è in parte vero, almeno per me: la vita è un’avventura straordinaria, non trasformiamola nella replica infinita della stessa giornata. È uno spreco.

Gianluca Gotto: scrittore e nomade digitale
Sempre a Bali

11. Tre città o luoghi che un nomade digitale dovrebbe vedere almeno una volta nella vita e perché.

  • Lisbona, perché è piena di luoghi interessanti e affascinanti, c’è una bella comunità di nomadi digitali ed è “dietro casa” rispetto all’Italia.
  • Santa Teresa, in Costa Rica, per gli amanti del surf, della natura e della frutta fresca.
  • Penang, in Malesia, perché è un piccolo mondo a sé, un luogo dove culture molto diverse tra di loro si incontrano, attraendo persone da ogni parte del pianeta.

12. Una canzone che hai raccolto (o che ti ha accompagnato) durante un viaggio

Una canzone che mi ha sempre dato una carica pazzesca è “Killing in the name of” dei Rage Against the Machine. La parte in cui dice: “And now you do what they told ya, and now you’re under control” mi metteva la pelle d’oca ogni volta che la ascoltavo quando andavo a lavorare in piena notte a Vancouver (facevo il panificatore in una mega fabbrica).

In quel periodo, con quelle parole nelle orecchie, pronto a iniziare un turno di otto o nove ore a prendere ordini, iniziai a chiedermi se non potessi essere libero anche io.

13. Se la tua vita fosse un messaggio che dai al mondo, che messaggio sarebbe?

Chiunque tu sia, sappi che sei in grado di fare molto più di quello che ti hanno sempre detto.

14. Questo gioco “delle tre parole” ci sta sfuggendo di mano… non ti chiediamo se sei felice perché possiamo trarre molto di più dalle tue parole. Ti andrebbe di condividere con noi 3 piccoli accorgimenti che credi ognuno potrebbe applicare giorno per giorno per raggiungere le proprie “coordinate della felicità”?

Ho un solo consiglio: provate a vivere con più consapevolezza. Non è complicato: chiedetevi sempre perché state facendo quello che state facendo. Se lo volete davvero, se vi rende felici, se non c’è proprio un’alternativa (c’è sempre). Imparate ad ascoltare il vostro corpo, i vostri pensieri, i vostri sentimenti. Siate consapevoli di quello che avviene dentro di voi e intorno a voi.

La consapevolezza porta alla chiarezza mentale. La chiarezza mentale porta alle decisioni migliori della vostra vita.

Gianluca Gotto: scrittore e nomade digitale
A Koh Chang

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