Martina Russo: traduttrice e imprenditrice digitale

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Senza etichette pericolose e senza percorsi prestabiliti e fabbricati allo stampino, ma con tutta la volontà di adattare ciò che si deve fare sempre e solo al come vogliamo farlo.

Chiaro, sarà anche questione di fortuna e di incontri casuali. Ma Martina Russo, la nostra intervistata di oggi, ci ha messo tutta la sua determinazione per trasformare la sua vita professionale e personale in un racconto che viaggia (sopra una casetta a 4 ruote) quando vuole, perché vuole, dove vuole. Ma, soprattutto, cosa più importante: se vuole.

1. in due parole: chi sei? Dove ti trovi attualmente e in cosa consiste la tua attività di nomade digitale?

In due parole la vedo difficile! 😂 
In sostanza faccio 3 cose (+1).

  1. Ho un’attività di traduzioni nel settore del digital marketing e localizzazione UX/UI. Io personalmente traduco da varie lingue verso l’italiano e l’italiano svizzero, ma gestisco anche vari team multilingue per clienti che hanno bisogno di un servizio più comprensivo. Lavoro ad esempio con Neil Patel, Digitec Galaxus (che è l’Amazon della Svizzera) e Skullcandy.
  2. Lo stesso discorso vale per la mia seconda attività di traduzioni, specializzata nel settore action sports & outdoors, dove lavoro con clienti come Dynafit, O’Neill, POW e così via.
  3. E un piccolo e-commerce, così per divertimento, dove realizziamo adesivi da appiccicare al portatile.
    In pratica, se sei un freelance, “laptopreneur”, nomade digitale o lavori sul portatile, in uffici di coworking e spazi pubblici tipo coffee shop, attacchi un bell’adesivo che dice “Translator at work” o “Copywriter at work” e via dicendo = fai pubblicità alla tua attività senza alzare un dito.
  4. Poi ho anche un blog, che curo un po’ sporadicamente, in cui racconto di come viaggiare con i gatti.
Freelanceratwork di Martina Russo: nomade digitale e traduttrice

Dove mi trovo? Nel momento in cui ho iniziato a rispondere alle domande ero in Grecia, sull’isola di Evia. Ora sono al nord della Spagna.

2. Cosa ti ha spinto a diventare nomade digitale e qual è il percorso che ti ha portato fin qui?

Un po’ a caso e un po’ per necessità.
Me ne sono andata fuori casa, cioè proprio fuori dall’Italia, a 19 anni, quando non sapevo cosa fare della mia vita dopo il liceo linguistico. Poi di nuovo, per la seconda volta, quando con 3 lavori (aeroporto, ufficio e bar) non riuscivo comunque a pagarmi le spese dell’università dove studiavo traduzione e interpretariato. Ma il primo cliente per le traduzioni l’avevo trovato proprio in aeroporto: un passeggero tedesco a cui avevano cancellato il volo originale e che io dovevo riproteggere sul prossimo. Durante il check-in gli ho raccontato dei miei studi e dei miei giri in Germania. Così lui ha tirato fuori un biglietto da visita e mi ha detto: “noi stiamo proprio cercando traduttori!”

Una cosa tira l’altra, nel 2013 ho mollato tutti i vari lavori in bar e ristoranti a Zurigo (dove abitavo a quel tempo), mi sono trasferita sul lago di Garda per qualche mese e mi sono concentrata sulle traduzioni.

Non ho mai pensato di diventare “nomade digitale”. Anzi, forse il termine non esisteva nemmeno e comunque non andava di moda.

Una traduzione dopo l’altra, ho costruito una buona base, mi sono formata, ho studiato tutte quelle cose che non mi avevano insegnato in università (cioè come gestire un’attività), mi sono laureata nel 2015 e nel frattempo ho girato mezzo mondo.

Martina Russo: nomade digitale e traduttrice
Grecia, 2020

3. Qual è l’ostacolo maggiore che hai dovuto affrontare e come lo hai superato?

Quando ho iniziato non avevo idea di cosa volesse dire gestire un’attività, men che meno online, e non avevo nemmeno un centesimo… ma sono comunque partita per il Sud Est Asiatico e poi per il Sud America!

All’inizio avevo forse uno o due clienti, generavo entrate bassissime (qualche centinaia di euro al mese) e non sapevo da che parte iniziare. Ero ancora nella modalità “impiegata – datore di lavoro” piuttosto che “professionista – cliente”. Ma le cose erano due: 

  1. o la facevo funzionare;
  2. o non mangiavo.

Invece che andarmene in giro serena a esplorare i templi della Cambogia, passavo le giornate seduta in un coffee shop a studiare tutto quello che trovavo online sul copywriting, marketing, come creare un sito web.

Finché una sera, mentre ero seduta fuori al tavolo di un ostello con altri viaggiatori mi è arrivata un’email da un’azienda svizzera che voleva lavorare con me a lungo termine. Ci ho messo circa 4 ore a scrivere una risposta ma quel progetto è andato a buon fine ed è stato il primo di una lunga serie che mi hanno permesso di continuare a tradurre e viaggiare.

Martina Russo: nomade digitale e traduttrice
Mekong River, confine tra Laos e Cambogia, 2014

4. Cosa significa per te essere nomade digitale? Qual è il tuo stile di vita, la filosofia esistenziale che ti accompagna nel tuo nomadismo? 

La mia filosofia essenziale è che non esiste una filosofia essenziale di cosa voglia dire “essere nomade digitale”.

Uno, non mi piacciono le etichette.

Due, a mio parere, essere “nomade digitale” è la semplice conseguenza di “sono specializzato/a in X / o gestisco Y / lavoro come Z e posso farlo online, quindi – se e quando ne ho voglia – viaggio”.

Potrà non essere un’opinione popolare, ma non ho mai compreso l’aura di utopismo e idealismo che spesso circonda le parole “nomade digitale”; oppure i commenti che leggo nei gruppi online (spesso stranieri) in cui tale Autoproclamato Nomade Digitale lascia un commento sprezzante sotto al post di uno che viaggia solo due volte l’anno, mentre “il vero nomade digitale non ha una base fissa e si muove in continuazione”. 


Per me quello che conta è essere libera, fare ciò che mi piace, creare del lavoro che ha un impatto positivo per i miei clienti, lavorare con clienti che mi piacciono e poterlo fare dove voglio, quando voglio e perché voglio (e ovviamente fare $$$).

Il resto sono solo imposizioni o idealismi, che secondo me sono l’antitesi del concetto stesso di essere “nomade digitale”.

Martina Russo: nomade digitale e traduttrice
Portogallo, 2019

5. Elenca tre pro e tre contro dell’essere nomade digitale. 


PRO:

  • sono libera;
  • sono sempre in mezzo a culture diverse;
  • posso passare l’inverno a fare snowboard sulle Alpi, l’autunno a scalare in Grecia e il resto dell’anno chi lo sa.

CONTRO:

  • non mangiare cibo italiano per mesi o anche anni! 😭

6. Pensi che l’essere nomade digitale possa avere un’influenza sulla nostra società?

Qualche effetto forse l’ha già avuto, ad esempio credo di aver sentito parlare un visto fatto apposta per ND che vogliono stare in Thailandia. Per ora, più che il “nomadismo digitale”, direi che è la modalità di lavoro da remoto ad aver avuto un impatto sulla società, soprattutto di botto grazie alla faccenda del coronavirus. Il nomadismo digitale potrà essere una conseguenza più ampia di questo “nuovo” modo di vivere e lavorare.

7. Qual è il consiglio più prezioso che daresti a chi vuole intraprendere la tua strada/professione?

“Nomade digitale” è un’etichetta un po’ fine a se stessa. Non è una professione o un’attività concreta e quindi non ha senso focalizzarsi più di tanto sul termine in sé.


Trova qualcosa che ti piace fare, sviluppa una professione o un’attività e assicurati di poterla svolgere online, non perderti nei pensieri e negli ideali ma agisci.

Se invece dovessi dare un consiglio a chi vuole lavorare come traduttore o traduttrice dovrei scrivere altre 20 pagine… per farla breve: specializzati, studia studia studia, cura il tuo personal branding e impara a fare marketing.

Martina Russo: nomade digitale e traduttrice
Thailandia (Koh Phangan), 2014

8. Hai un aneddoto da raccontarci, magari una piccola disavventura che ti è capitata in viaggio e che successivamente si è dimostrata una grande lezione?


In viaggio mi sono capitate solo cose assurde ma non strettamente correlate al fatto di essere nomade digitale.

Tipo quella volta in cui avevo mollato il fidanzato (tedesco) con cui stavo viaggiando in Cambogia, ho preso da sola il primo autobus per il Laos (8 ore su strada sterrata il giorno di Natale), me ne sono andata sulle 4000 Islands e ho ordinato una torta al cioccolato dopo cena per tirarmi su il morale… senza sapere che avevo ordinato una “happy cake”con dentro sostanze allucinogene. Tra l’altro con una dose fortissima perché avevo richiesto la fetta di torta più grossa che c’era in frigo!

Me ne sono accorta solo dopo un’ora quando ho iniziato a vedere elefanti rosa che mi camminavano davanti, sospesi a metà nell’aria, mentre ero seduta a leggermi la guida Lonely Planet sull’elephant trekking.


La serata (e pure la giornata successiva) è stata tutto meno che “happy” e la lezione che ho imparato è: mai ordinare una torta al cioccolato in Laos.

9. Tre città o luoghi che un nomade digitale dovrebbe vedere almeno una volta nella vita e perché.

Ormai è da un po’ che giro per i posti più sperduti per fare arrampicata, snowboard o surf, quindi non saprei che città consigliare, ma sicuramente posso parlare dei miei tre paesi preferiti:

  • 🌟 Ecuador: prima di andare in Ecuador non sapevo quasi niente di questo Paese. Forse perché venivo da svariati mesi un po’ difficili in Perù, l’Ecuador per me è stato una boccata d’aria fresca. Passavo le giornate a nuotare con squali, tartarughe, razze e leoni marini, e a camminare per spiagge deserte piene di iguane che sputavano acqua salata.

    L’Ecuador ha così tanti microclimi che trovi gli ecosistemi più disparati a partire dai vulcani alla giungla fino alla costa e alle isole Galapagos, dove sono stata, mi pare, 2 mesi. Ho anche scritto una guida per nomadi digitali che vogliono visitare le Galapagos.

    Oltre alle Galapagos, il mio posto preferito è stato Ayampe, un paesino minuscolo fatto di bungalow su strade di fango, paradiso per surfer e a soli 20 minuti da una destinazione più turistica (da cui invece sono scappata dopo UNA notte): Montañita.
  • 🌟 Cambogia: mi hanno colpito molto la “vibe” generale e le persone, sempre aperte, gentili e amichevoli, nonostante la povertà dilagante e le scene da film dell’orrore nei punti più turistici, con persone reduci dalla guerra che mandano i bambini a elemosinare…

    Dicevano che la Cambogia sarebbe diventata la nuova Thailandia, ma a differenza della Thailandia qui non ho mai avuto l’impressione di essere un “bancomat con le gambe”!
  • 🌟 Grecia:sto scrivendo le risposte a questa intervista proprio dalla Grecia. Esattamente un anno e un mese fa ho preso i miei due gatti e me ne sono andata a vivere in una tiny house on wheels (un van convertito in casa su due ruote dal mio ragazzo) girando per Spagna, Portogallo e Grecia per fare snowboard, surf e arrampicata.

    A dicembre 2019 siamo arrivati in Grecia e poi siamo rimasti bloccati qua per il coronavirus, ma direi che non sarebbe potuta andare meglio di così!

    Siamo sempre in posti un po’ sperduti, quindi le cose potrebbero essere leggermente diverse in città o in luoghi turistici, ma – a parte la qualità dei posti in cui arrampicare, che è pazzesca, e l’esistenza di montagne su cui fare snowboard – è la GENTE della Grecia che si merita una recensione a 10 stelle.

    Dopo questi 7 mesi, la Grecia è diventata ufficialmente il mio Paese preferito.
Martina Russo: nomade digitale e traduttrice
Grecia, 2020

10. Una canzone che hai raccolto (o che ti ha accompagnato) durante un viaggio


Ascolto solo musica elettronica, melodic, progressive e deep house. Quindi se vuoi posso lasciarti un mix: 

11. Se la tua vita fosse un messaggio che dai al mondo, che messaggio sarebbe?

Fai un po’ quello che ti pare? A parte gli scherzi, la vita è una. Sì, è un cliché, ma è pure vero.

12. Sei felice?

Tu cosa dici?

Martina Russo: nomade digitale e traduttrice
Grecia, 2020

👩🏻‍💻 Martina ha diversi siti web, puoi trovare maggiori informazioni sui suoi svariati progetti ad ogni indirizzo:

📩 Oppure puoi scriverle inviando una mail a martina@movingwordstranslations.com

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Redazione
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