Co-working/Co-living Experience NDI. Com’è stata e come fare le prossime.

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A Novembre 2020 otto nomadi digitali del gruppo NDI si sono ritrovati in una splendida villa a Lanzarote (Canarie) per fare un’esperienza di un mese di Co-working/Co-living.

La missione era anche quella di esplorare un nuovo modo di viaggiare, condividere e vivere il nostro stile di vita... attraverso community itineranti che nascono, rinascono, si trasformano e si spostano in tutto il mondo.

Qual è la cosa più importante che posso trasmetterti con questo report?

La risposta richiederebbe un sereno volgersi dello sguardo alla propria interiorità e un buddista non-attaccamento al responso desiderato.

Ma presumendo che sia in grado di dare una risposta decorosa, il messaggio da trasmettere dovrà per forza trascendere l’esperienza in sé del mese (e ½) nella villa a Lanzarote e proiettarsi verso una potenzialità futura di un movimento che persegue la moltiplicazione nel tempo e nello spazio di altri co-working/co-living a giro per il mondo.

Non è dunque (solo) per raccontarti la bellezza di ciò che è successo che ti scrivo, ma per incoraggiarti a tirarti su le maniche, spremerti le meningi e far correre le dita sulla tastiera in direzione di nuovi progetti di co-working/co-living – ovunque tu sia e ovunque tu voglia andare – progetti che troveranno il supporto e il nutrimento di tutto il gruppo NDI.

Ma per dire dove vogliamo arrivare sarà utile raccontare da dove veniamo.

Le premesse, nel minor numero di parole possibile…

A Novembre 2020 otto iscritti del gruppo Nomadi Digitali Italiani si sono ritrovati in una splendida villa a Lanzarote (Canarie) per fare un’esperienza di Co-working/Co-living per un intero mese.
Tra questi 8 c’erano:

  • nomadi digitali navigati e altri alla prima esperienza
  • freelance, imprenditori e smart worker
  • 7 sono rimasti per l’intero mese mentre 2 hanno fatto turni di 2 settimane (e siamo già a 9 persone coinvolte)

Finito il primo mese si è deciso di prolungare l’esperienza in accordo con le disponibilità della villa: altri 15 giorni.
Qualcuno doveva per forza partire quindi, per le 2 settimane supplementari, l’intera squadra ha visto la sostituzione di 2 partecipanti.

11 persone coinvolte in tutto: Alessandro 1, Alessandro 2, Alessia, Andrea 1, Andrea 2, Angelica, Chiara, Denise, Jonathan, Paolo, Simone… con un range di età variabile dai 29 ai 45 anni.

Quasi tutti noi eravamo reciprocamente dei perfetti sconosciuti fino a pochi giorni prima dell’inizio dell’esperienza.

Se si è creato un senso di community tra noi, è stato dunque non per comuni esperienze pregresse ma per sintonia di stili di vita, attitudini e aspirazioni.

Facciamo parte di uno stesso grande movimento di Nomadi Digitali: qualcosa dovrà pur voler dire, no?

“Cosa ti aspettavi da questa esperienza?”

Simone Pessotto(1 mese di co-living)

Mi aspettavo un gruppo di persone unite dalla stessa opportunità di lavorare online che si incontrano e vivono insieme per un mese condividendo idee e attività.
Invece è stato molto di più: la conoscenza online che si trasforma in amicizia offline.
Non eravamo più solo un gruppo di persone che condividevano del tempo insieme: eravamo diventati una famiglia.

Casa Volcán

La location era spettacolare.
A qualche chilometro dal mare, ma con una splendida vista sulla costa nord (la più deserta) di Lanzarote.
Uno scenario non facile da abbandonare.

  • Piscina (l’abbiamo usata poco),
  • giardini di sassi neri (Lanzarote),
  • terrazze e diverse situazioni comuni,
  • tra cui il grande atrio aperto con il tavolone principale usato di giorno per lavorare e la sera per ritrovarci a mangiare, bere e a fare brainstorming.

Appena arrivati è subito emerso il problema delle stanze: sapevamo che c’erano 6 (che ci saremmo divisi in 4 singole e 2 doppie; totale: 8 persone) ma non ci potevamo aspettare quella esagerata disparità nelle caratteristiche di queste:

  • dalla camera “imperiale“, enorme, bagno privato, 2 docce, vasca, 2 lavandini, cabina armadio e vista su un terrazzone da paura.
  • alla “cambusa“, piccola, interrata, a fianco della piscina, per entrare nella quale bisognava aprire una botola e scendere delle scale.

Come abbiamo fatto? A estrazione. Ogni settimana.

Così molti di noi hanno fatto il giro di diverse stanze della casa, passando spesso dalle stalle (la cambusa) alle stelle (la camera imperiale) e viceversa.

La Co-working/Co-living Experience

L’idea era quella di condividere un’esperienza di co-living e co-working.

E quindi quello abbiamo fatto: abbiamo vissuto e lavorato assieme.

“Cosa ti è piaciuto di più di questa esperienza?”

Angelica(1 mese e ½ di co-living)

La buona volontà di un gruppo di perfetti sconosciuti di stare bene INSIEME, tutti. L’atmosfera che ha pervaso casa Volcán dal primo all’ultimo giorno era impensabile anche nelle mie più rosee aspettative.

Partiamo dal lavoro…

CO-WORKING

Ci sono diverse tipologie di nomadi digitali e noi le avevamo (quasi) tutte:

  • gli smart worker, operativi dal lunedì al venerdì agli orari di ufficio canonici (aggiustati sul fuso orario),
  • i freelancer, con una maggiore flessibilità ma comunque con scadenze e task da portare a termine.
  • i location independent entrepreneur, responsabili del proprio progetto o della propria impresa, che si gestivano in maniera forse ancor più indipendente (ma in mancanza di una solida disciplina questo non è detto che sia un vantaggio 😀 )

Alla fine gli smart worker, avendo una forte motivazione a lavorare in determinati orari, hanno scandito un po’ il tempo per tutti noi, anche se ci sono state comunque diverse articolazioni delle diverse flessibilità e preferenze.

NOTA PER FUTURE ESPERIENZE:
Che si sia tutti sincronizzati sugli stessi orari di lavoro ha vantaggi e svantaggi.
I vantaggi riguardano il fatto di poter fare attività comuni e quindi creare un senso di squadra, di comunità… e un clima produttivo quando necessario.
Gli svantaggi sono relativi alle risorse a disposizione, ad esempio in mancanza di un numero sufficiente di macchine potrebbe essere più intelligente fare i turni (metà squadra lavora, metà squadra si gode un tour della location).
L'importante è che ci sia sempre un clima di rispetto delle esigenze e delle attitudini degli altri.

Per quanto la villa fosse spettacolare non era certo stata progettata per accogliere 8 nomadi digitali – che essenzialmente avrebbero bisogno di postazioni di lavoro…

  • comode,
  • ragionevolmente spaziose,
  • con condizioni di luce non aggressive
  • e possibilmente silenziose.

Creatività e flessibilità ci hanno aiutato a convertire tavoli da giardino in scrivanie multiutente, risolvere problemi di luce con grandi cuscini rigidi appoggiati direttamente dietro il laptop, utilizzare i piani della cucina e della lavanderia e a ritrovarci in altre situazioni di lavoro meno canoniche.

UNA NOTA SUL SILENZIO (o sulla mancanza del medesimo)

Quando si lavora si fa rumore (vero non per tutti, ma per molti): chiamate con colleghi/clienti/fornitori, riunioni aziendali, etc…

Inoltre non siamo macchine e qualcuno è meno macchina degli altri: ci piace chiacchierare e questo potrebbe essere causa di distrazione e di fastidio mentre altri lavorano.

Soluzioni:

  1. le chiamate quando possibile è il caso di farle appartati (e più o meno l’abbiamo fatto tutti).
  2. le cuffie ANC (Active Noise Control) sono care, non sono perfette ma possono fare miracoli (soprattutto se abbinate a una qualche musica di sottofondo).

CO-LIVING

L’idea di fare colazione e pranzo indipendenti e cena tutti insieme si è rivelata subito la scelta ottimale e l’abbiamo portata avanti quasi senza interruzioni fino alla fine.

Siamo stati spesso a mangiare fuori – i prezzi delle Canarie sono particolarmente attraenti per chi non ci è abituato – ma non ci sono mancati volontari esperti che hanno condiviso la loro esperienza in cucina per il benessere e il piacere della community (chiamiamolo “skill-sharing culinario“).

Abbiamo fatto anche diverse cene invitando gli amici nell’isola: Valentina (a cui va l’onore di averci trovato la splendida villa), Vittoria, Ivana, Luca e l’altra squadra che doveva farci compagnia nella nostra esperienza (Alex, Dario e Arianna).

“Cosa ti è piaciuto di più di quello che hai visto?”

Valentina Zanzottera(chi ci ha trovato la villa)

L’accoglienza nel proprio spazio, nella propria vita, nella propria routine che ciascuno ha riservato agli altri durante questo pezzetto di vita trascorso insieme.

NOTA PER FUTURE ESPERIENZE:

Trovare una villa con tante stanze è difficile e la tentazione potrebbe essere quella di trovare più sistemazioni separate.
In mancanza di spazi comuni - almeno un posto dove trovarsi a lavorare assieme - non funzionerà altrettanto bene.

Non abbiamo avuto grandi attriti sulle preferenze alimentari, ma la gradevole atmosfera di convivialità mi ha portato – parlo per me – a bere e a mangiare un po’ più di quanto avrei voluto (mi ritrovo oggi a Las Palmas con qualche chilo in più da sfoggiare).

NOTA PER FUTURE ESPERIENZE:

Non abbiamo avuto problemi di conflitti tra diverse diete (e.g: vegetariani vs onnivori) e quindi non abbiamo fatto esperienza sul come gestirli.
Più che pensare a un eventuale co-living sulla base della dieta (e.g: un co-living di nomadi digitali vegetariani) potrebbe essere più interessante valutare la compatibilità dei reciprochi stili di vita: il co-living è una situazione sociale e l'alcol - com'è noto - è un grande lubrificante sociale… che purtroppo cozza con quelle che potrebbero essere aspirazioni ad aderire in maniera equilibrata ad uno stile di vita salutista (io :D)

A fine cena di solito si passava la sera assieme e ci siamo trovati così spesso a…

  • chiacchierare di progetti,
  • fare brainstorming,
  • condividere racconti,
  • partorire idee
  • e sparare cazzate.

Tanto che non c’è stato mai spazio per altre tipiche attività ricreative: le serate in cui ci siamo guardati un film o abbiamo fatto uso di Netflix si contano veramente sulla dita di una mano.

NOTA SOCIOLOGICA:

Qualcuno mi ha fatto notare che ha pure smesso di usare Amazon - anche perché le Canarie sono isole quasi Amazon-free… ma non sarebbe interessante esplorare quanto questo stile di vita comunitario possa diventare anche anti-consumista?

LAVORI DI CASA

L’idea era quella di far venire qualcuno per le pulizie una volta alla settimana. Ma alla prima esperienza deludente con il personale esterno… abbiamo pensato di fare da soli.

E così abbiamo fatto ed incredibilmente è andato tutto bene!

Il clima che ho respirato è stato quello di un mettersi al servizio della “family“: anche il semplice sistemare la lavastoviglie – sì, avevamo la lavastoviglie! – non era un qualcosa che “dovevi fare” ma diventava un qualcosa che facevi per gli altri, per “amore” (se mi passi il termine) o per “karma yoga” (sempre se mi passi il termine).

“Cosa ti è piaciuto di più di questa esperienza?”

Denise(1 mese di co-living)

1. Essere comunità (per me che mi sento sempre incompresa o «diversa»)
2. Condividere (ma senza vincoli)
3. Passando alle «cose», la lista é troppo lunga: vedere l’alba sotto le coperte nella stanza delle principesse, cucinare insieme la sera, le sessioni di gambe e glutei, le arepas, la vasca al buio, etc…

Tutti in qualche modo si sono ritrovati a fare qualcosa per gli altri, quasi coordinati da una consapevolezza che la sapeva più lunga e che era più grande della somma delle singole individualità: fare la lavatrice, portare via lo sporco, pulire gli spazi, fare la spesa, fare da mangiare, piegare le lenzuola, etc.

E giusto per chiarirsi, non sono mancati gli attriti (ci arriviamo 🙂 ) ma forse tutti noi avevamo un qualcosa ci accomunava:

  • volevamo che questa esperienza andasse bene!

Forse perché avevamo ben presente qual era l’alternativa: non farla!

NOTA TECNOLOGICA

Forse uno si aspetterebbe da un gruppo di nomadi digitali un certo entusiasmo per app di ultimo grido che promettono di automatizzarci anche il più sottile dettaglio delle nostre vite.
L'unica app esotica che abbiamo usato tutti quanti per coordinarci è stata Splitwise, un'app che ci ha permesso di segnarci tutte le spese e di dividerle in automatico tra tutti, senza farci venire il mal di testa.

VITA

Riassumendo: ci siamo ritrovati tutti in una nuova isola da esplorare, in un contesto sociale con più persone (8), arrivando spesso da situazioni con un diverso grado di chiusura, quarantena, lockdown, isolamento.

E in più, tutta questa esperienza ha corso fin da subito il rischio di vedersi annullata da un momento all’altro a causa di un blocco aereo o altre inaspettate misure a cui il vecchio 2020 ci ha abituato.

Morale: avevamo voglia di stare assieme e divertirci.

Soprattutto all’inizio abbiamo fatto anche diverse attività assieme – oltre a grandi cene in casa o al ristorante – dalle gite a esplorare l’isola alle attività sportive (surf e arrampicata).

E più di una sera, prima di addormentarmi, mi sono ritrovato a contemplare le incredibili giornate passate assieme, ad accoglierle come una benedizione, ma anche un po’ come la ricompensa per essermi assunto i miei rischi e per essere uscito un attimo dalla mia comfort zone.
E con una certa sorpresa scopro anche che, grazie al cielo e a queste persone, non ho mai avuto il tempo di lasciar correre i miei pensieri nei tracciati abitudinari – tanto familiari quanto aridi – della mia mente.

La verità è che per me tutto questo è stato terapeutico!

Incredibilmente, inaspettatamente terapeutico.

RELAZIONI

La relazioni sono complicate.
E la cosa più saggia che io abbia mai sentito a riguardo è che le relazioni sono sempre un groviglio di complesse dinamiche karmiche.

“Cosa ti aspettavi da questa esperienza?”

Andrea Leoni(1 mese e ½ di co-living)

Prima di partire sapevo bene che la villa, la piscina, la stessa isola sarebbe state solo la “cornice”, il vero fulcro dell’esperienza sarebbero state le persone con cui l’avrei condivisa.
E infatti così è stato: tutti i rapporti interpersonali che si sono creati fuori e dentro la casa sono stati tutti fonte di ispirazione e arricchimento.

8 perfetti sconosciuti che si ritrovano a convivere sotto uno stesso tetto è una situazione potenzialmente esplosiva.

Quindi, date queste premesse le cose sono andate strabene!

Ma non voglio dipingerti la famiglia del Mulino Bianco, quindi mi farò onore di essere onesto e di dirti che non è sempre andato tutto liscio: le incompatibilità emergono e vanno gestite in qualche modo.

Io non me l’aspettavo…

Ma siamo tutti stati in grado di gestirle bene, con pazienza e ironia.

E affinché io non rischi di sottovalutare questi due ingredienti fondamentali del successo di questa esperienza, eccomi a ribadirle, come fossero parole chiave:

  • pazienza
  • e ironia.

“Cosa ti è più piaciuto di questa esperienza?”

Alessandro(1 mese e ½ di co-living)

Sicuramente la possibilità di vivere da vicino il day by day di un nomade digitale.
È stato anche interessante notare la velocità con la quale 8 persone, con background/stili di vita ed esperienze totalmente differenti, siano riusciti a creare un gruppo così coeso.
È evidente come aver investito del tempo in una accurata selezione iniziale sia stata una grande idea!

Nota però che proprio su questo punto – le relazioni – si gioca la principale differenza tra un Co-working/Co-living NDI – o almeno, come ce li ho in mente io 😁 – e una (legittima) proposta commerciale.

La differenza tra un Co-living NDI e una proposta commerciale

Quando mi sono messo a organizzare questa Co-working/Co-living Experience mi sono preso l’incarico di selezionare i possibili partecipanti: ho pure fatto un form a cui tutti hanno dovuto rispondere (qualcuno ha dovuto pure fare un colloquio con me).

“Cosa ci dici di questa esperienza?”

Alessandro Gonzato(2 settimane di co-living… + 2 da esterno)

Le cose più belle sono state il rispetto del lavoro e degli spazi altrui… e la compagnia a fine giornata.
Questo tipo di esperienza è il presente e il futuro. Ma sarà sempre fondamentale fare una certa scrematura dei partecipanti.

Le persone sono state scelte infine a seconda di diversi criteri ma sicuramente ha contato molto:

  • la motivazione
  • la volontà di far parte di una squadra (che per me significava la volontà di prendersi carico dei problemi di tutti nel momento in cui sarebbero emersi e del valutare insieme possibili soluzioni creative… e non scaricare la responsabilità sull’organizzatore 😁 )

Potremmo considerare tutto questo come un processo finalizzato a garantire la migliore esperienza per tutti anche sulle base delle reciproche compatibilità.

È dunque forse così che va pensata una genuina Co-working/Co-living Experience: finalizzata alla migliore esperienza possibile dei partecipanti sulla base delle reciproche compatibilità, aspirazioni e obiettivi.

“Come vedresti una eventuale esperienza futura?”

Andrea Magrì(2 settimane di co-living)

Avanti su questa strada. Consiglio a chiunque lanci la prossima idea di continuare a selezionare i nomads in base al tipo di esperienza che si vuole ottenere. Solo così si può realizzare una Co-living Experience come quella che ho vissuto: fatta di condivisione, lavoro, e svago con altra gente “like-minded”.

Se fosse stata un’operazione commerciale invece?

Se fosse stata un’operazione commerciale – come ce ne sono altre e ribadisco: sono legittime – il criterio di selezione dei partecipanti non sarebbe stato quello di ottimizzare l’esperienza, ma quello di massimizzare il profitto: avrebbe avuto la precedenza chi avrebbe pagato prima o di più (alzando i prezzi della partecipazione).

In altre parole:

  • in una Co-working/Co-living Experience prima si forma la squadra e poi si prenota la struttura;
  • in una proposta commerciale… si vendono le camere, indipendentemente, una alla volta.

Se sei come me avrai una netta preferenza per il primo tipo di esperienza.

Ma non ti nascondo che l’organizzatore deve farsi un gran mazzo per realizzarla.

Perché farlo dunque?

“Cosa ti è piaciuto di più di questa esperienza?”

Paolo Bonizzoni(2 settimane di co-living)

Sicuramente l’amicizia, per quanto possibile in un periodo così corto, nata tra tutti noi.
Ma anche il giusto mix di lavoro, divertimento e condivisione.
Va fatta, però, una menzione particolare per Jonathan, che ci tengo a ringraziare per il tempo e l’impegno speso ad organizzare al meglio l’esperienza: senza una persona che “tiene le fila” non so se sarebbe stata la stessa cosa.

Una visione mistica (e sensuale)

Tutto il mondo intorno a noi sembra muoversi sulla base di alcuni banali concetti che ti riassumo in questa formuletta: “la gente fa cose per fare soldi”.

Eppure ci sono cose che non si fanno per soldi e tutta Wikipedia è forse l’esempio più illustrativo.

Questa esperienza – la Co-working/Co-living Experience – è stata fatta così.

E questo report che hai appena letto è un report per chi “crede”.

  • È un report per chi crede che “fare cose per fare soldi” è solo uno dei modi per fare le cose, non il più ignobile, ma neanche il più nobile.
  • È un report per chi crede che “essere competitivi” è solo una parte di noi che ci serve nel gioco del mercato e della vita (ma forse anche solo del mercato) ma è l’altra parte di noi, l'”essere cooperativi” – il condividere – che è quella che rende la vita degna di essere vissuta.
  • È un report per chi crede che si possa cambiare il mondo rinunciando a provare a cambiare le opinioni degli altri ma facendo cose, organizzando attività e nutrendo esperienze che aprono le menti.

Forse quest’operazione che abbiamo fatto in questo preciso momento storico – leggi “covid” – per qualcuno sarà stata un’impresa da incoscienti.

Senza l’ambizione di convincere nessuno mi permetto di tenermi la mia audace idea:

Proprio nel momento più buio delle nostre vite di animali sociali, sfidare* i limiti di un isolamento a volte anche necessario ma che non deve mai diventare “normalità”…
a me sembra una grande e gentile operazione rivoluzionaria.

* NOTA BENE: senza mai mettere a rischio le vite delle persone più fragili e di quelle che non avevano nessuna intenzione di assumersi le nostre stesse responsabilità.

E questa combriccola di giovani avventurieri che hanno avuto l’ardire di unirsi in questa impresa, mi permetto di guardarli romanticamente come fossero “la resistenza”, l’ultimo baluardo di una umanità preziosa che finché ci sarà qualcuno con la voglia di condividere qualsiasi cosa – una mano, una risata, una cena, una storia o anche solo un bicchiere di vino – non morirà mai.

Forse scelte come questa – così come quella di diventare nomadi digitali – potranno sembrare scelte egoistiche.
Ma sono le scelte come queste le scelte che guariscono.
E cerca di cogliere il misterioso messaggio che si cela nella formula…

Quando noi guariamo, non guariamo noi, guarisce tutto il mondo!

E adesso? Il futuro!

Come accennato all’inizio di questo lungo report, quello che ci auspichiamo è che queste iniziative nascano come funghi, si diffondano come un virus – che curiosa metafora di questi tempi! – e trasformino il nostro modo di vivere, viaggiare e stare assieme.

“Come vedresti una eventuale esperienza futura?”

Alessia Spadaccini(1 mese di co-living)

La farei durare più a lungo, affinché passi il momento di “euforia” iniziale e ci si trovi a condurre una routine a tutti gli effetti. Forse proporrei anche una località già conosciuta/visitata da tutti, in modo tale che si possa andare oltre la scoperta del luogo.

Facciamo parte di un gruppo di nomadi digitali che ha da poco superato i 10000 iscritti e questo vuol dire che abbiamo uno strumento potentissimo che ci permette di sperimentare tutte le diverse variazioni sul tema di questa prima Co-working/Co-living Experience che ci possiamo immaginare.

Possiamo declinare l’esperienza sulla base della location:

  • da quelle alle Canarie e quelle nel Sud Est Asiatico
  • dall’Europa continentale alla Colombia
  • dai famosi hub dei nomadi digitali internazionali (Chiang Mai, Ubud, Danang, Las Palmas…) alle location più esotiche e sconosciute
  • da quelle in città a quelle in campagna (Toscana?), al mare (Sardegna?) o in montagna (Alpi? Appennini?)

La possiamo declinare sulla base delle professioni:

  • un co-living di SEO o di programmatori o web designer
  • oppure uno di scrittori, copy, editor, blogger
  • o ancora uno di social media manager, consulenti PPC o marketers
  • o uno di coach e di formatori online.

La possiamo declinare a seconda degli obiettivi:

  • da chi ha un progetto imprenditoriale e intende dedicarci tutto il tempo necessario… “whatever it takes
  • a chi vuole raggiungere un perfetto life/work balance
  • da chi vuole formarsi in un determinato ambito
  • a chi ha bisogno di imparare qualcosa di nuovo (curare un proprio canale YouTube?) o trovare un nuovo orientamento.

Obiettivi che non necessariamente riguardano il lavoro:

  • uno per chi vuole dimagrire, depurarsi, rimettersi in forma?
  • possiamo immaginarne uno per smettere di fumare?
  • uno per chi vuole approfondire discipline che hanno un profondo impatto nel nostro stile di vita, come lo yoga o la meditazione!

La possiamo declinare sulla base delle passioni:

  • un co-living di appassionati di Go, scacchi, tango, arti marziali?
  • uno per appassionati di Bitcoin e cryptovalute, investimenti?
  • senza dimenticare il surf – o gli sport acquatici – che sembrano sposarsi perfettamente con questo tipo di esperienza!

O le possiamo progettare per rispondere a determinate esigenze:

  • Un co-living per famiglie o genitori di bambini piccoli, con tanto di spazio giochi e… tata comune!
  • Un co-living pet-friendly che accetta anche animali (Casa Volcán non ce l’ha permesso).
  • O per chi ha semplicemente bisogno di staccare e ritrovarsi nell’abbraccio di una community di like-minded people.

Oppure possiamo rifarne di anarchici e destrutturati mescolando personaggi eterogenei che però riescono a incastrarsi vicendevolmente in maniera (quasi sempre) armonica perché motivati dalle intenzioni giuste e da un buon spirito di condivisione.

Come quello appena fatto a Lanzarote, ma stavolta rendendolo un pochino più strutturato: se c’è una cosa infatti di cui abbiamo sentito la mancanza è stata ad esempio il momento dello skill-sharing, il momento della condivisione delle proprie competenze e conoscenze con e al servizio degli altri (e le poche volte che ci sono stati questi assaggi di questa condivisione è subito emersa con evidenza la potenzialità di questa pratica).

NOTA PER FUTURE ESPERIENZE:
1. Lavorare
2. Esplorare la location
3. Fare attività fisica
4. Fare skill-sharing
5. Divertirsi...
Non si può fare tutto! A Lanzarote abbiamo sacrificato lo skill-sharing. La prossima volta non vedo l'ora di sacrificare piuttosto un altro aspetto di quelli elencati sopra - e tu a quale rinunceresti? ;) - ma proprio perché non si può fare tutto che potrebbe avere senso "verticalizzare" l'esperienza, scegliendo un tema, una "declinazione" come quelle elencate sopra. 

“Cosa ti è piaciuto di più di questa esperienza?”

Chiara Cogliati(1 mese e ½ di co-living)

Il gruppo che si è creato, lo spirito di condivisione di idee ed esperienze, la voglia di stare insieme, anche dopo il co-living. Questa esperienza, davvero, mi ha piacevolmente sorpreso in quanto mi aspettavo più attriti su questioni come la gestione delle pulizie e una maggiore “autonomia” dei partecipanti riguardo le attività da svolgere nel tempo libero. Invece hanno trionfato la volontà di collaborazione e la voglia di stare insieme e di fare gruppo.

Queste qua sopra sono solo alcune idee e sono sicuro che tu, con la tua unicità fatta di esperienze e aspirazioni, ne partorirai di più audaci e ambiziose.

Ma come spesso si dice “non è tanto l’idea, quanto l’esecuzione” (o come diavolo è la frase) e tra l’idea e l’esecuzione c’è di solito… un bel mazzo da farsi.

La buona notizia è che non sei solo, c’è il gruppo dei Nomadi Digitali Italiani dove trovare confronto, aiuto, condivisione… e i partecipanti all’esperienza!

I prossimi passi da fare quindi li avrai già capiti:

  1. Pensa a come/dove/quando vorresti vivere la tua Co-working/Co-living Experience.
  2. Scrivi un progettino in formato “post”, seguendo gli indizi e gli spunti che hai potuto estrarre da questo articolo che hai appena letto.
  3. Pubblica il post nel gruppo NDI! 😊

Ci si vede nel gruppo allora!

Oppure alla prossima Co-working/Co-living Experience! 😉


Le belle foto che hai visto in questo articolo sono di Andrea Mckenzie Leoni
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Jonathan
Jonathan
Ufficialmente "nomade digitale" dal 2013 sono uno degli admin del gruppo Nomadi Digitali Italiani, attivo nel sito ndi.life e nel movimento. Mi puoi trovare più spesso a Las Palmas de Gran Canaria o nel Sud Est Asiatico. Ma chi può dirlo in verità...
Sei già Nomade Digitale o vuoi Diventarlo?

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