Di scrittura online si vive o si sopravvive?

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È la domanda che si pongono tutti quelli che si approcciano alla scrittura per il web sperando di farne una professione: ma davvero si può vivere di questo? Non mi troverò a perdere le ore migliori della mia vita davanti a un computer, giostrandomi tra contenuti pagati male e la costante ricerca di lavoro in un mare di competitor? E in tutto questo stentando ad arrivare a fine mese?

Tranquillizzatevi: la risposta ce la dà Arianna Pellegrini, di mestiere copywriter freelance. È una risposta chiara, diretta e precisa. Che però non vuol dire facile.

Il percorso per arrivare a vivere di scrittura è lungo e articolato. Ma Arianna ci dimostra che chiunque con la giusta forza di volontà e una buona dose di impegno può farcela. E non si limita a qualche discorso motivazionale fine a se stesso: ci dice esattamente come ha fatto lei a trovare lavori costanti e regolarmente retribuiti. Dandoci delle dritte e utili consigli per snellire il processo.

Si campa di scrittura online? Sì, no, forse. Le opportunità sembrano essere tante ma è alto anche il numero di persone attratte da una professione, quella del copywriter, che viene vista come il più facile approccio a uno stile di vita location independent.

Se siete aspiranti nomadi digitali che puntano alla scrittura online per mantenersi, mettete in conto tutte le miriadi di possibilità racchiuse dentro agli avverbi sì, no, forse: nove lettere in tutto, ma che contengono infinite combinazioni di successi e fallimenti.

Per me l’infinito è insondabile, quindi mi limito a parlare dei fatti che conosco: in questo caso, la mia esperienza di copywriter freelance. Nel percorso professionale che mi ha portata a diventare una freelance economicamente autosufficiente ho assaporato l’ebbrezza del “sì”, temuto l’angoscia del “no” e sopportato con gran fatica il logorio di nervi del “forse”.

In questo articolo voglio raccontarvi la mia esperienza di sopravvivenza tra gli alti e i bassi del mio conto in banca, e dare consigli – spero utili quanto più possibile – a chi voglia vivere di scrittura online.

Non troverete frasi motivazionali o bei discorsi sul fare di una passione il proprio lavoro. Qui si va dritti al sodo. O meglio, ai soldoni, e ci si chiede: il copywriting è una professione economicamente sostenibile?

Premessa 1: dal 2016 ogni pezzo di pane che metto sulla mia tavola è stato guadagnato con le parole che scrivo. Ce l’ho fatta io che sono una persona timida, introversa, con un’autostima più bassa dell’altitudine di Amsterdam (2 metri sotto il livello del mare, per chi non se la ricorda) e un fiuto per gli affari inesistente. Quindi decisamente sì, si può campare di scrittura online.

Ma parliamo di sopravvivere o di vivere bene? E per campare quanto sangue bisogna sputare? Insomma, il gioco vale la candela o è meglio darsi all’ippica (o magari all’informatica)?

Premessa 2: non troverete in questo articolo le tariffe dei copywriter e vi spiegherò il perché. Se tutto ciò che volete trovare in queste righe è la tariffa da sottoporre al cliente nel vostro primo preventivo, potete anche smettere di leggere.

Facciamo un passo indietro e precisamente torniamo all’articolo di Veronica Gennaro dal titolo “Scrivere per il web: la mia strada verso il copywriting“. L’avete letto tutti, vero? Se non l’avete fatto, leggetelo subito: è un must per ogni aspirante copywriter!

È già emerso in maniera efficace nel pezzo scritto da Veronica che “copywriter” è un ombrello sotto cui vengono raggruppate professioni diverse. Come si legge nell’introduzione “il mondo della scrittura per il web è complesso e variegato, e si traduce in tanti mestieri differenti, ognuno dei quali ha le sue regole e il suo linguaggio.”

Questa è una regola d’oro da imprimersi bene nella mente. Ma prima di memorizzarla, modificatela con una mia breve aggiunta finale: “i suoi guadagni”. In linea di massima un copywriter junior guadagna meno di un copywriter senior, un articolista guadagna meno di un copywriter, un content writer guadagna probabilmente (ma non è detto) più di un articolista. 

Se dovessi definirmi come professionista, direi che ho iniziato con l’ambizione di diventare copywriter senior, ma nel corso della mia esperienza junior sono stata catturata dall’orbita gravitazionale del content writing.

Attualmente sono in una sorta di limbo e non so bene dove mi porteranno i miei prossimi passi. Sentivo che la mia scrittura stava diventando monotona, fiaccata da tanti anni di testi molto simili tra loro, e nel novembre 2020 ho preso la rischiosa decisione di terminare una collaborazione di lungo periodo per avere tempo libero da dedicare a progetti personali.

In questo momento i miei guadagni derivano tutti dalla scrittura per siti, blog e una pagina Facebook per due clienti fissi, entrambi nel settore travel.

La specializzazione non è stata una mia scelta o un mio desiderio, è stata una naturale conseguenza dei miei interessi. Dieci anni fa ho aperto un blog di viaggi, un hobby che mantengo tuttora. Avendo già degli articoli pubblicati nel settore travel, alcuni anche ben posizionati, mi veniva più facile propormi ad aziende di quel settore.

È capitato anche l’inverso. Ovvero, che una lettrice del mio blog mi contattasse proponendomi di curare blog e pagina Facebook di un suo progetto travel, divenendo mia cliente.

Da zero euro a uno stipendio: come trovare clienti

Il momento in cui ho deciso di fare della scrittura web la mia professione è arrivato in seguito al mio ritorno a casa dopo otto anni di vita in Irlanda. Non ne volevo sapere di un lavoro da dipendente in Italia: a me interessava diventare location independent.

Dopo qualche maldestro tentativo di avviare un’attività di turismo legata alle birre artigianali, ho puntato subito sulla scrittura online perché era l’unico ambito che metteva insieme i miei gusti e una qualche possibilità di farcela. Avevo una laurea in Scienze della comunicazione, precedenti esperienze lavorative nella comunicazione online, un blog avviato, altri testi scritti per lavoro o per hobby.

Nei mesi dell’incertezza ho scritto articoli di infimo livello per la piattaforma O2O.

La prima cosa che ho fatto nell’ottica di procacciarmi clienti è stata iscrivermi ai marketplace Upwork, Fiverr, Addlance e Twago. Di fatto però mi sono concentrata solo su Upwork perché era quello con il maggior numero di progetti. Ho mandato moltissime candidature e in poco tempo mi è stato assegnato un primo progetto. Il livello era bassissimo, ma a me andava bene: il mio interesse in quel momento era accumulare recensioni positive per poi propormi per progetti più interessanti.

Un mese dopo quel primo incarico ne ho trovato un secondo, da cui è scaturita una collaborazione con un sito e-commerce nel settore infanzia e premaman durata fino al novembre 2020.

Più o meno nello stesso periodo mi sono accaparrata il mio secondo cliente fisso. Il modo in cui l’ho trovato è un esempio di ricerca attiva… nel senso che ho usato i motori di ricerca. Ho digitato la parola chiave “copywriter turistico” su Google e tra tanti risultati inutili mi è comparso l’annuncio di un network di siti turistici che cercava collaboratori esterni. Ho inviato la candidatura seguendo le indicazioni contenute nell’annuncio, sono stata contattata e ho scritto due testi di prova (retribuiti). I testi sono stati valutati positivamente e ancora oggi scrivo per loro guide di viaggio online.

Il terzo cliente fisso è arrivato nel 2018, senza sforzo alcuno, perché – come ho raccontato prima – sono stata contattata direttamente tramite il mio blog.

Oltre a queste tre collaborazioni di lungo periodo ho lavorato a progetti one-off o di breve durata per altri clienti. Come li ho trovati?

  • risposta ad annunci sul gruppo NDI (ebbene sì!);
  • sito personale, poi chiuso perché non riuscivo a curarlo bene. Sono ancora proprietaria del dominio ma non ho rinnovato il piano hosting. Ho ritenuto che un sito professionale poco curato desse di me un’immagine negativa;
  • passaparola tra amici;
  • candidatura spontanea a un’agenzia di comunicazione e organizzazione eventi che seguivo sui social perché avevo partecipato ad alcuni concerti da loro organizzati.

Una strada che non ho mai percorso, ma che è importante segnalare, è quella di LinkedIn. A tal proposito ricordo che sul gruppo c’è una live learning dedicata a come trovare clienti su LinkedIn a cura di Martina Russo.

All’inizio della mia avventura freelance dicevo di sì a tutto e tutti, poi ho preferito concentrarmi sui tre clienti fissi che avevo e ad accettare solo progetti che mi interessavano per gusto personale o perché pensavo potessero aiutarmi a crescere.

Nel periodo del sì a tutto e tutti il mio approccio con il cliente è stato “iniziamo e vediamo come va”. È sempre andata bene sul piano dei pagamenti, tant’è che in 5 anni di lavoro freelance non mi è mai capitato di dover mandare solleciti per esser pagata (e questo, qualunque altro freelance ve lo potrà confermare, è un evento di rara fortuna). Non è però andata sempre bene sul piano della soddisfazione, dell’interesse o del rapporto “tempo dedicato/soldi guadagnati”.

Il consiglio che mi sento di dare agli aspiranti professionisti della scrittura online è di farsi guidare dall’istinto. Ci siamo passati tutti: all’inizio fa molta paura rifiutare un incarico, sembra quasi di sputare in faccia alla fortuna. Ma se c’è un qualcosa dentro di voi che vi dice “secondo me è meglio non farlo”, è meglio non farlo.

Scremare i clienti con una sorta di selezione all’ingresso stabilita secondo vostri criteri (soldi, tipo di lavoro, argomento, tempo da dedicare, possibilità di crescita professionale…) vi permetterà di raggiungere quello che voi ritenete il work-life balance ottimale.

Non è giusto lavorare gratis, però…

A me non è mai stato chiesto di lavorare gratis. Probabilmente rispetto ad altri aspiranti copywriter sono partita avvantaggiata perché avevo già esperienze professionali pertinenti e testi online da mostrare. 

In un’occasione ho inviato spontaneamente un testo gratis in aggiunta a un articolo pagato. Il cliente era un sito e-commerce di birre artigianali, un prodotto di mio grande interesse (sono Beer Sommelier accreditata in UK), e ci tenevo molto a fare bella figura. Purtroppo la collaborazione non è andata oltre il primo articolo perché il cliente ha preferito risparmiare e scrivere i testi di suo pugno. 

Ho anche scritto degli articoli omaggio non richiesti come regalo di Natale per i miei clienti. Curare le relazioni con i clienti è parte imprescindibile di un lavoro freelance. Se poi i clienti sono anche persone simpatiche e che ti trattano bene, fargli un regalo diventa un piacere.

Se però non si ha alcuna esperienza, è giusto farla accettando di lavorare gratis?

Da un lato è innegabile che per imparare il mestiere della scrittura (un mestiere che non è proprio così facile come sembra: l’ha già scritto Veronica, ma val la pena ribadirlo) è indispensabile “sporcarsi le mani”; dall’altra c’è la necessità di guadagnarsi da vivere. Come conciliarle?

La risposta secondo me sta nel trovare occasioni di formazione seria dove ci sia uno scambio reale tra aspirante copywriter e committente che porta a un beneficio per entrambe le parti, e non per una sola.

L’iniziativa #BottegheAperte di NDI mi sembra un bell’esempio in questa direzione.

Un altro modo per affinare la propria scrittura online è scrivere guest post per blog ben avviati. Blog appena nati e blog senza precise linee guida editoriali probabilmente accetterebbero qualunque testo vi salti in mente di proporgli. Questo però a voi aspiranti non porta alcun vantaggio.

Ciò che vi serve durante la gavetta, quel che dovete pretendere per dare disponibilità a lavorare gratis, è un feedback costruttivo.

Potete battere anche lo strada del self-study aprendo un blog o un canale social e sbattendo la testa su cosa funziona e cosa no. Personalmente però credo che un confronto con persone più esperte sia indispensabile per poter crescere professionalmente. Prima o poi occorre passare sotto le grinfie di un “mentore”.

Quando bisogna rifiutarsi di lavorare gratis

Ci sono a mio parere tre condizioni da non accettare assolutamente, anche in assenza di esperienze lavorative nel settore:

  • lavorare gratis per un tempo prolungato

La gavetta non retribuita deve avere una durata temporale limitata. Idealmente questa durata dovrebbe essere concordata all’inizio della collaborazione e rispettata. Non continuate a lavorare gratis a oltranza: di formazione campano solo i formatori.

  • lavorare gratis in assenza di una seria figura di riferimento

Il lavoro gratis deve servire a imparare. Se chi vi insegna ne sa meno di voi allora non è un maestro ma solo un volpone che vuole un copywriter a costo zero. Se un’azienda vi chiede di lavorare gratis in cambio di formazione, ma non c’è nessuno a formarvi, non state facendo formazione. Questo è sfruttamento del lavoro e non porta da nessuna parte.

  • lavorare gratis per aziende di dubbia reputazione

Dovete poter essere orgogliosi dell’esperienza di formazione che avete fatto, quindi non ci deve essere alcun motivo per cui vi sentireste in imbarazzo a parlarne con un potenziale cliente o datore di lavoro.

Piano B, C e D: come far fronte ai cali di lavoro

Dal momento che ormai da quasi due anni lavoro pressoché esclusivamente per tre clienti (che di recente sono diventati due) vivo con il rischio costante di veder sparire una buona fetta dei miei guadagni in caso uno di loro interrompesse la collaborazione.

Vivo questo rischio in maniera “zen”: mi fascerò la testa quando me la sarò rotta. E visto che mi è già capitato di rompermela in passato, vi racconto come si fa una fasciatura.

Lo scorso anno uno dei miei clienti è stato duramente colpito dalle restrizioni di viaggio dovute al covid. Di fatto non sta più lavorando da marzo 2020. Per alcuni mesi la pubblicazione di articoli per il blog è stata sospesa, poi la cliente ha voluto a poco a poco riprenderla. Al momento stiamo lavorando a una pubblicazione quindicinale anziché settimanale, come in precedenza. Ovviamente a pubblicazione dimezzata corrispondono guadagni dimezzati.

Quando la pubblicazione di articoli è stata sospesa, ho avuto un giorno o due di smarrimento iniziale, ma poi mi sono rasserenata. Ho voluto attendere l’evolversi della situazione prima di buttarmi a cercare subito un rimpiazzo, tanto più che mi sembrava inutile cercare nuovi clienti nel settore travel vista la situazione mondiale. L’idea era di far fronte al calo di lavoro usando i miei risparmi ma di fatto non ne ho avuto bisogno: con il lockdown le spese personali si sono ridotte tantissimo, quindi i soldi che guadagnavo con gli altri clienti mi bastavano.

In passato facevo fronte a improvvisi cali di lavoro cercando qualche progetto breve su Upwork, anche di bassissima qualità tanto per racimolare qualcosa. Ho una percentuale di “Job Success” del 100% e mi è stato anche assegnato il badge Top Rated Plus: questo dà fiducia a potenziali clienti, per cui mi era abbastanza facile trovare qualcosa da fare per riempire i vuoti. Molto presto però mi sono resa conto che il tempo speso a cercare offerte di lavoro e a rispondere agli annunci era tanto, mentre i guadagni erano pochi. Ho concluso che non ne valeva la pena.

Ho imparato con il tempo a non avere ansia da cali di lavoro e a usare eventualmente i giorni liberi per riposarmi, per scrivere nuovi articoli del mio blog, per fare un corso… Si può sempre fare qualcosa di utile per se stessi e per la propria professione. Ora sono zen, ma credetemi ho dovuto superare le mie belle crisi di nervi, e non escludo di averne ancora in futuro.

La cosa importante per vivere con serenità i cali di lavoro è avere un cuscinetto da usare per far fronte ai cali di lavoro. Sì, lo so, è la scoperta dell’acqua calda, ma qualche soldo da parte vi permetterà di tirare avanti fino al prossimo cliente.

Quanto mettere da parte dipende dal vostro stile di vita. Quanto spendete mensilmente in una situazione normale? Quante spese potete tagliare senza soffrire eccessivamente? Quante spese potete tagliare in caso di estremo bisogno?

Spese mensili – tutte le spese che è possibile tagliare x numero di mesi di sussistenza che vi volete garantire = soldi che dovete mettere da parte.

A parola, a progetto, a ore: come conviene farsi pagare?

In un’ottica di massimizzazione del guadagno conviene farsi pagare a parola, a progetto, a ore… oppure come?

In cinque anni di scrittura web professionale io sono stata pagata in tutti i modi e devo dire che se avessi la libertà di scelta in ogni situazione opterei sempre per il pagamento a ore. Mi sembra il più onesto e il più dignitoso perché si viene effettivamente retribuiti per tutto il tempo dedicato al cliente.

Purtroppo nella mia esperienza è abbastanza raro. Un solo cliente mi pagava a ore, e il conteggio veniva fatto tramite la app di Upwork.

Ho l’impressione che il mondo delle tariffe per chi scrive online giri in questo senso:

  • gli articolisti vengono pagati a parola o ad articolo;
  • i copywriter vengono pagati a progetto o a ore, e questo ha senso se si considera che una grossa fetta del loro lavoro, quella dedicata alla definizione della strategia, non è quantificabile in parole o cartelle;
  • i content writer e gli ibridi come me si posizionano nel mezzo.

Come già spoilerato all’inizio, non esiste un tariffario dei copywriter. I tariffari ufficiali esistono solo per le professioni regolamentate per legge, per intenderci quelle con gli ordini professionali o i patentini. E il copywriting non è una di queste.

Redigere un tariffario copywriter condiviso è addirittura un’attività illegale perché viene intesa come restrittiva della libera concorrenza. C’è una precisa sentenza dell’Antitrust in merito.

Ci sono poi altri motivi per cui i copywriter sono restii a rivelare le loro tariffe.

C’è innanzitutto un motivo pratico. Ogni preventivo tiene conto di tanti fattori diversi che vengono tarati in base allo specifico progetto. Fate una ricerca di siti di copywriter e vedrete che più o meno funziona allo stesso modo dappertutto: non c’è un listino prezzi, il cliente deve richiedere un preventivo. 

C’è un motivo legato alla propria capacità di darsi un valore e negoziare con il cliente (io in questo sono scarsissima, non chiedetemi consigli in merito). Rendendo pubbliche le tariffe si rischia di perdere un vantaggio competitivo. O ancora di perdere credibilità: come può un copywriter chiedere sempre la stessa cifra se ogni progetto ha le sue specificità? Forse il suo approccio è un po’ superficiale?

Può anche essere che un copywriter non voglia rivelare i propri compensi perché ha firmato un accordo di non divulgazione.

Siccome so che questa faccenda delle tariffe del copywriter assilla tutti quelli che si affacciano a questa professione, dirò quel che mi è concesso rivelare senza nuocere alle mie negoziazioni future e passate.

Se tralasciamo content farm e lavori di bassa manovalanza su Upwork, la tariffa più bassa a cui ho accettato di lavorare è stata 0,015 centesimi di euro a parola. Questa la ritengo la soglia al di sotto della quale non è ammissibile lavorare nemmeno quando si è alla prime esperienze. Naturalmente per poter campare di scrittura bisogna far alzare questa soglia il prima possibile.

L’articolo che mi ha fatto guadagnare di più, non in termini assoluti bensì considerando il rapporto “tempo dedicato/soldi presi”, mi ha fruttato 60 euro. Era un argomento che conoscevo molto bene (birre…) quindi ho impiegato poco tempo a scriverlo. Mi è capitato di ricavare importi superiori anche con meno parole, ma ho dovuto investirci più tempo.

Guadagni di un copywriter

Quando farsi pagare

Se la scrittura è l’attività che mette cibo nel vostro piatto, dovrete prestare attenzione non solo a quanti soldi guadagnate per ciascun incarico, ma anche alla frequenza con cui venite pagati.

Si vive meglio con tanti incarichi di basso importo o pochi incarichi che fruttano parecchi soldi? La risposta a questa domanda sta nella vostra capacità di gestire il denaro e di tenere sotto controllo l’ansia.

In questa fase della mia vita lavorativa ho un cliente che mi paga ogni due mesi (puntualità svizzera!), mentre con l’altro non abbiamo concordato una scadenza fissa per l’invio delle fatture.

Di solito, se mi occupo di un sito nuovo di zecca, ne invio una per sito (parliamo di circa 30-40 pagine) oppure accorpo pagine di più siti in una fattura. Preferisco, laddove possibile, limitare il numero di fatture per semplificarmi la contabilità. Avere un’entrata regolare mi facilita di gran lunga la gestione del denaro e mi permette di arrivare al prossimo pagamento senza trovarmi con l’acqua alla gola.

Con la cliente “puntualità svizzera” ho un accordo per un numero preciso di articoli per il blog, più la scrittura dei testi per la pagina Facebook, quindi il guadagno è fisso. Con l’altro invece non ho alcun obbligo di impegno minimo/massimo. Più scrivo, più pezzi mi vengono assegnati: quindi sta a me decidere quanto tempo voglio dedicare a questo cliente e di conseguenza quanto voglio guadagnare.

Per i progetti one-off o di breve durata mi è capitato di essere pagata a fine progetto o a bimestre. In un caso venivo pagata al raggiungimento di una cifra minima che corrispondeva a 300 euro.

Upwork paga a intervalli di tempo prestabiliti, a patto di aver guadagnato la somma minima richiesta. È il freelance a impostare l’intervallo di tempo (trimestrale, mensile, quindicinale, settimanale) e l’importo della somma minima (da 100 a 1000 dollari). 

Io l’avevo impostata alla cifra massima di 1000 $, che però sapevo di non raggiungere tutti i mesi perché il lavoro che facevo tramite la piattaforma era soggetto a stagionalità. Questo mi permetteva di emettere meno fatture e di ridurre le spese (Upwork applica una commissione di 0,99 centesimi di dollaro a pagamento). 

Il copywriting è un lavoro sostenibile?

Cerchiamo di tirare le somme, rispondendo alle domande fondamentali che sicuramente vi starete ponendo.

Si può campare di scrittura online? La risposta per me è sì, se si ha la costanza di formarsi adeguatamente e la forza di volontà necessaria a superare inevitabili momenti di difficoltà. Tenete presente che molti degli ostacoli che incontrerete non sono intrinsechi al lavoro di copywriter, bensì sono una caratteristica comune a ogni attività freelance o imprenditoriale. Quando si lavora in proprio, come professionista o come imprenditore, bisogna accettare che il rischio è parte del gioco. Se non siete disposti ad assumervi rischi, forse la strada da percorrere per voi è lo smart working.

Si può vivere al di sopra della mera sussistenza?
Sì. Basta evitare di perdere tempo in lavori sottopagati o in esperienze che non portano da nessuna parte, e fare attenzione a tutelarsi facendo firmare al cliente un preventivo molto dettagliato. 

Si può avere uno stile di vita agiato?
Si può anche questo, se si è in gamba e si ha ambizione.
Io mi ritengo una persona in gamba, e credo lo dimostri il fatto che ho avuto diverse collaborazioni di lungo periodo: se lavorassi male, i clienti non mi avrebbero dato da scrivere per anni. Il mio problema non riguarda le competenze professionali ma il carattere. Non sono una persona ambiziosa, sono invece molto timida e introversa e ho serie difficoltà quando devo contrattare le mie tariffe con i clienti. È una pessima combinazione per chi vuole fare il freelance.

La scelta che ho fatto è stata quella di modellare la mia vita sulle mie caratteristiche personali. Anziché cercare di guadagnare di più ho iniziato a vivere con meno soldi tagliando le spese che non mi davano gioia, come i vestiti, il parrucchiere, il ristorante… Devo dire che non l’ho trovato difficile perché è in linea con la mia insofferenza verso il consumismo. Inoltre sono sempre stata attenta a non sprecare nel rispetto dell’ambiente, e questo mi ha portata senza sforzi ad abituarmi a comprare poco.

La strada opposta è quella di lavorare sulle caratteristiche personali e/o sulle competenze professionali per accaparrarsi lavori più remunerativi

Con quel che guadagno vivo dignitosamente pagando spese di casa e viaggi per circa tre-quattro mesi all’anno. Ho uno stile di vita parsimonioso, ma non risparmio sui miei due “vizi capitali”: lezioni di danza e libri. Ogni anno cerco di mettere da parte un piccolo gruzzolo per far fronte ad eventuali cali di lavoro nell’anno successivo. Faccio in modo di avere sempre messo da parte in anticipo tutti i soldi delle tasse per poterle pagare entro la scadenza senza ansie.

Potrei vivere dignitosamente in altre situazioni, ma non in qualsiasi circostanza. Destinazioni dove il costo della vita è alto per me sono un big no-no.

5 regole d’oro per vivere di scrittura

  1. Lascia perdere content farm e articoli da due euro. Il valore di questi testi in termini di competenze acquisite e di soldi guadagnati è vicino allo zero. Si tratta quasi sempre di testi imbarazzanti che ti vergognerai a mettere nel portfolio. Sono facili da scrivere, ma vanno a ruba come il pane tra gli aspiranti web writer, e per accaparrarsene uno occorre perdere molto tempo sulla piattaforma di pubblicazione. E infine non verrai pagato fino a quando non raggiungerai una soglia minima che sembra facilissima da raggiungere ma che, a causa dell’elevata concorrenza, si rivela un traguardo arduo.
  1. Il tempo è denaro, e questo vale ancor più se non vieni pagato a ore: prima finisci l’articolo più guadagni. Di conseguenza, evita il più possibile le distrazioni online. Se non riesci a darti una disciplina, aiutati con un’app per bloccare i “siti tentazione” (io uso Cold Turkey Blocker).
  1. Sempre in un’ottica di risparmio del tempo, impara subito gli shortcut da tastiera. Ti permettono di inserire o rimuovere grassetti, corsivi, link e titoli (h1, h2, h3…) molto più rapidamente.
  1. Controlla i soldi in entrata e in uscita e fai un piano di risparmio per avere il tuo “fondo cassa cali di lavoro”.
  1. Se vuoi guadagnare di più, specializzati in settori dove c’è meno concorrenza: potrai spuntare tariffe più alte.

La mia esperienza dovrebbe bastare a dimostrare che mantenersi con la scrittura online è possibile. Ma sarà proprio vero? C’è un solo modo per scoprirlo: mettersi in gioco e provarci!

Puoi contattare Arianna Pellegrini tramite il suo blog La Ragazza con la Valigia

Un ringraziamento a Dorotea Cerra per il suo ottimo lavoro di revisione del testo. Per saperne di più, contattala tramite il suo sito IndieScribing.it

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